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sabato 18 giugno 2011

Ecco come la profezia dei media su Pontida ti sveglio’ il can che dorme



La Lega e’ un cane, sentenzia Feltri da il Giornale. Nel senso: “abbaierà ma senza mordere il presidente del Consiglio". E il Foglio: la Lega non togliera’ il tappeto da sotto i piedi del Cavaliere: cadesse il governo si schianterebbe pure lei. Dal Corriere Meli profettizza: a Pontida, domenica, non succederà nulla, non ci sara' rottura. E nemmeno  partira’ il foglio di via per Berlusconi (La Stampa).

Per i media i giochi di Pontida di domani sono gia’ fatti. Sciolgono il nodo di Pontida con facile determinismo: Bossi non stacchera’ la spina al governo. Al massimo bofonchiera’ alcune condizioncine, tipo un giro di vite sull’immigrazione di qui, una ritirata dai vari fronti di guerra di la’. Tutto a beneficio dei seguaci creduloni.  Ma in sostanza nulla cambiera’ per il governo migliore d’Italia da centocinquanta anni a questa parte.

Eppure, tutta questa unanimita’ puzza. Un po’ ricorda i mondiali di calcio. Nell’ultimo i media davano l’Italia per spacciata. E si sa come e’ andata a finire. Agli Europei 2004 invece, la sfigata Grecia doveva uscire al primo turno. Ma non ando’ proprio cosi’. In entrambi i casi si direbbe che la Grecia e l’Italia vollero vincere quasi con dispetto. Giusto per provare ai media e al mondo quanto avessero torto. Per avere la soddisfazione di sbugiardare tanti falsi profeti.

Certo non ho la palla di vetro, io. Ma questo facile profetismo dei media potrebbe dar non poco fastidio a Bossi e Maroni e ai leghisti tutti. Finira’ che la sufficiente prevedibilita’ con cui si liquida l’appuntamento di Pontida inneschera' l’imprevedibilita’ della Lega. Mah, si vedra'. 

martedì 14 giugno 2011

La stampa-pitbull al soldo del vittimismo del Cavaliere

Ormai il Giornale e Libero sono dei pitbull che addentano chiunque possa strumentalmente perpetuare la falsa leggenda del Cavaliere vittima innocente della politica. Con studiata logica accerchiano e spingono i loro nemici sul palcoscenico dell'opinione pubblica per dimostrare quanti siano quelli che remano contro.

Così a cadere sotto i denti della stampa-pitbull non sono solo i nemici ma anche gli amici. Non solo i soliti Fabio Fazio e Adriano Celentano ma adesso anche Tremonti e persino la Lega.

Non c'è distinzione. La stampa-pitbull non perdona. Non importa se Celentano o Tremonti o la Lega abbiano mosso critiche sensate. L'importante è che Berlusconi appaia come la Giovanna d'Arco della politica italiana, ispirato dall'alto a purificare uomini e cose ma messo al rogo dai carnefici della conservazione .

lunedì 13 giugno 2011

Referendum 2011: la gran randellata degli italiani al berlusconismo


Oggi è un giorno pieno di luce per la libertà e la democrazia italiana. Si è alzata dal paese la voce di 25milioni di uomini e donne che ha preso a randellate, via referendum, l'arroganza, il sopruso e il malaffare del berlusconismo.

Non sono bastati l'ammaestramento dei media, i telegiornali fantoccio, i siparietti di falsità del duo Bossi Berlusconi. Gli italiani hanno scelto di sporcarsi le mani di grigio ponendo una croce sulle quattro schede dell'acqua, del nucleare e del legittimo impedimento.

E non sono bastati i metodi truffaldini della destra. Uno su tutti l'istigazione a non votare per invalidare il referendum. Pura disonestà antidemocratica. Un pò come cercare di vincere una partita non presentandosi in campo nella speranza che la squadra avversaria non arrivi. Una scemenza strategica segno della grande distanza che ormai c'è fra il Cavaliere e la voglia di cambiamento di tanti italiani.

Oggi è il giorno in cui finalmente si riaffaccia nel paese la sovranità popolare. Con un quorum al 57% gli italiani hanno dimostrato non solo di avere testa. Ma soprattutto di avere gambe libere di prendere a calci la morsa dei media e il guinzaglio degli apparati politici.

sabato 21 maggio 2011

Caro Pisapia, faccia la cosa giusta

Capire la gente, capire i media per vincere a Milano

Caro Pisapia, adesso faccia la cosa giusta. O meglio, dica la cosa giusta alla gente e ai media. Dopo lo choc della destra al primo turno, il gioco s’e’ fatto durissimo. Ma la partita non e’ ancora finita. E la vittoria passa per le strade di Milano ma anche sui media. E questo perche’se la gente vive nei media, i media vivono nella gente. E’ dunque necessario capire la gente ma anche e soprattutto capire i media.

Esiste una distanza fisica incolmabile della gente dai fatti che i media raccontano. Noi tutti sentiamo di storie e persone di cui non abbiamo esperienza diretta. Per rendere piu’ vicine cose cosi’ distanti, i media trovano utile raccontare la realta’ secondo logiche narrative.  Cosi’ le persone che vediamo sono come i personaggi di un libro che agiscono in funzione delle storie costruite da Tv, radio e giornali. Direi che i media sono come dei grandi romanzi con veri episodi, colpi di scena, personaggi positivi e negativi, dramma e finali a sorpresa.

Ma c’e’ dell’altro. I ruoli di questi personaggi non sono quelli reali, ma quelli in funzione della storia narrata dai media. I Berlusconi, i Fini e i Bersani sono si' loro stessi ma anche i personaggi di una trama “scritta” dal contesto storico e narrata dai media.

Allora vediamo che storia e quali personaggi ci hanno raccontato i media nel nostro recente passato. La storia e’ quella di tengentopoli, della partitocrazia, della distanza del teatrino della politica dai bisogni reali della gente. Dal 1994 il personaggio centrale dei media e’ stato Silvio Berlusconi. Ma il Cavaliere mediatico ha ricoperto due ruoli diversi allo stesso tempo. E’ stato l’imprenditore che ha creato l’impero di Mediaset e l’uomo nuovo che ha spazzato via i vecchi politici. La sua storia personale, le sue parole contro l’ancien regime d’Italia hanno conquistato i media.

I media lo hanno quindi disegnato come il personaggio principale della storia politica italiana. E’ cosi’ il Cavaliere di Arcore si e’ trasformato nel Berlusconi-eroe. Eroe perche’ nei  media era in lotta contro il vecchio sistema politico.La sinistra non e’ riuscita a sosttrarsi a questa logica narrativa. Occhetto, Veltroni, D’Alema ed altri invece sono stati gli anti-eroi. Cioe’raffiguravano il vecchio semplicemente perche’ usavano un linguaggio opposto a quello di Berlusconi.

Adesso la storia e’ in via di costruzione. L’Italia sta cambiando. Gli italiani sono stanchi e disorientati. Berlusconi non sembra essere piu’ l’eroe che lotta contro gli antieroi, il nuovo contro il vecchio, l’uomo del fare contro i politici del parlare. Dal 94 sono cambiate molte cose, e non sempre in meglio. 

In piu’ il Berlusconi-eroe piu’ che imprese o ha fatto molto poco o ha compiuto nefandezze: leggi ad personam, harem di escorts, bunga-bunga, guerre ad ex amici, ecc.. Siamo in una fase di trasformazione. I ruoli non sono ancora del tutto definiti, ne’ la nuova trama della storia narrata dai media e’ chiara.

A Pisapia adesso si presenta una grande opportunita’. La partita si gioca su cosa dira' nelle prossime ore. Il suo linguaggio contribuira' a scrivere non solo la sua collocazione politica ma il suo ruolo nel racconto mediatico della politica italiana.


Pisapia dovrebbe seguire la rotta giusta. Non puo' permettersi di ignorare cosa dice la destra sui media. La sua immagine e il suo ruolo sono costruiti anche da questi attacchi. Rsiponda colpo su colpo ma col giusto linguaggio, quello dell'uomo mite che ama la sua citta' e ha le soluzioni giuste per i milanesi.

La destra ormai e' passata dal fioretto alla spada. Il tono e' alle stelle e gli attacchi sempre piu' all'arma bianca. I temi della campagna della destra sembrano ormai chiari. Sono tutti temi contro la sua persona e la sua storia.  All'accusa di estremismo e quant'altro Pisapia fa bene a denunciare l'ondata di fango della destra nei suoi confronti. Dovrebbe anche spiegare alcuni punti del suo programma per contraddire chi lo vuole estremista. E dovrebbe esprimere il suo dispiacere nel constatare come il Giornale sia diventato un organo di partito e di propaganda.

Ma soprattutto l'augurio e' che non faccia l'errore di Bersani.In un intervista del Tg3 ieri ha detto:  "l’importante è che gli italiani comprendano dove sta l’estremismo, cioè dalla parte di Moratti e Berlusconi. Dall’altra parte ci sono idee precise ma c’è ragionevolezza, c’è serietà". Ovviamente il segretario del Pd ha ragione ma il modo in cui esprime questa ragione e' del tutto sbagliato. Bersani infatti ci dice solo la conclusione di un ragionamento: "l'estremismo sta dalla parte di Moratti e Berlusconi". Quello che manca sono le premesse, le prove che sostanziano questa conclusione. 


Ecco Pisapia dovrebbe fornire solo prove, dia dati concreti, elabori validi argomenti per le sue conclusioni e la vittoria sara' piu' vicina. 

martedì 17 maggio 2011

La destra ora estremizza tutto, anche Pisapia il mite

E' partita la campagna di demonizzazione contro Pisapia



E' Pisapia un estremista, o sono solo i giudizi della destra a essere estremisti? A guardarlo bene, Giuliano Pisapia non da' proprio l'idea di un esagitato. Parla con tono pacato, usa un linguaggio garbato e ha modi cortesi. Ha piu' l'immagine di una persona a modo, quasi mite. Eppure, la destra a forza cerca di dipingercelo come un pericoloso estremista. E lo fa strumentalmente, solo per mistificare, e gettare fumo negli occhi degli elettori milanesi. 

 Il gioco linguistico, messo in atto nel dopo batosta elettorale, e' semplice. La destra punta a spaventare, confondere e disorientare l'elettorato, per farlo virare a destra al ballottaggio. La strategia comunicativa di Berlusconi e i suoi è tutta volta ad appiccicare a Pisapia il mite l'etchetta di estremista, di uomo dei centri sociali e della sinistra violenta.

 La logica dei media è sempre quella di costruire visioni stereotipate e semplificate dei personaggi pubblici. E i media del premier hanno già cominciato. Cicchito ieri a Ballarò ha aperto le danze: "bisogna ricordare ai milanesi la storia politica di estrema sinistra di Pisapia".  La Moratti, nella conferenza stampa sui risultati di ieri, ha esternato con dichiarazioni simili: Pisapia è un'estremista.  Oggi, Berlusconi dal Giornale avverte i suoi di ricordare ai milanesi che dietro a Pisapia ci sono i centri sociali. I media di Berlusconi, in linea col loro capo, vogliono costruire Pisapia come un'estremista . E' in corso un fuoco di sbarramento linguistico volto a demolire l'immagine di moderato di Pisapia.

Ecco, a mio modesto parere, cosa dovrebbero fare Pisapia e i suoi.... to be continued 

Milano vota contro il bunga-bunga, il minettismo e il malgoverno della destra


Pisapia mette al tappeto al primo round la Moratti. Un colpaccio tirato ieri alle amministrative di Milano, roccaforte storica della destra di Berlusconi.  Pisapia, con un sonoro 48,4%, ha lasciato sbigottiti i suoi avversari. E se non sfonda al primo turno è solo per un pugno di voti. Lo hanno chiamato miracolo a Milano ad evidenziare la straordinarietà del sucesso elettorale del candidato del centrosinistra. Ma il boom di voti per Pisapia è dovuto a tre ragioni principali. 

La prima riguarda la Moratti e la sua amministrazione. I milanesi avevano scelto la Moratti per vedere rinverdire la città e i suoi affari, non per vederla ingrigita da tonnellate di cemento. Invece, la sindaca milionaria spalleggiata nel 2008 dal governo Prodi s'è gettata a piene mani nell'affare Expo, nella costruzione di case per ricchi, lasciando nell'incuria quelle popolari. Adesso, Milano è tutta un cantiere, umiliata dal traffico e da uno smog che s'appiccica addosso e intasa i polmoni.

La sua personalità poi non ha aiutato. Letizia Moratti ha un carattere poco passionale, distaccato. Sembra sempre presa dalle sue cose, cose di soldi si intende. Sempre alle prese con affaristi, quasi mai fra la gente. Ha anche un figlio risalito agli onori della cronaca per la sua passione per Batman. Una passione tutta dedicata all'arredo di una casa comunale, finanziato dai milioni della mamma sindaco.

La seconda ragione vede l'emorragia di voti della destra a Milano legarsi alla politica nazionale. Agli elettori di Berlusconi non sono andati giù parecchi rospi. A molti a destra non è certo piaciuto il regime puttanocratico instaurato dal Cavaliere al Parlamento e alla Regione lombarda. Minetti o non Minetti, il semplice fatto che una bellona amica di escort diventi, dall'oggi al domani, consigliera con 12mila euro al mese, ha fatto arrabbiare tanti elettori milanesi.

E nell'indignazione anche dei milanesi non fa eccezione il caso Ruby. Certo la storia del bunga-bunga ha suscitato tanta incredulità fra tanti di destra. Ma la sola idea che Berlusconi possa aver pagato una minorenne per trastullarsi in notti brave ad Arcore deve avere indignato molte donne per bene della Milano bene.

Non è andata giù nemmeno l'incapacità della Lega di arrestare l'ondata di immigrati a Lampedusa. Anche la finta opposizione di Bossi alla guerra alla Libia,  rientrata col voto parlamentare, ha provocato tanti mal di pancia a destra. La propaganda del Giornale e Libero aveva spacciato Gheddafi quale un dittatore buono, utile all'Italia, vero argine all'invasione dei clandestini islamici. Il Trattato d'Amicizia con la Libia era lì a dimostrarlo. La gente di destra non ha compreso affatto il completo voltafaccia del governo Berlusconi contro l'ex amico Gheddafi. Ha trovato molto stupido l'allineamento dei caccia italiani a quelli della Nato intenti a bobardare la Libia con bombe intelligenti. Si aggiungano le mai realizzate riforme liberali, il mai compiuto snellimento dello stato e il quadro è completo. 

La terza ragione invece ha tutto a che fare con la strategia comunicativa dell'uomo di Arcore. E qui il premier ha dato il meglio di se scodellando una girandola di ghiotti messaggi. Si parte con i giudici. Con un linguaggio violento ed estremista, i pm della procura di Milano sono stati definiti terroristi, cancro, metastasi. Cioè, non uomini e donne ma sostanze dannose e infette da rimuovere.

Poi si passa agli insulti di stampo razzistico agli elettori. A Crotone consegna all'Italia il suo giudizio politico: la sinistra non va votata perche' i comunisti si lavano poco (un tempo erano già stati apostrofati come "coglioni"). Con lo tsunami e la centrale nucleare di Fukushima, arriva un'altra candida ammissione del presidente:  la sospensione del nucleare e' stata fatta per bloccare il referendum. In un niente, Berlusconi straccia l'istituto del referendum, luogo supremo della sovranita' popolare.  In un colpo, getta alle ortiche quella sovranita' del popolo tanto osannata fino a ieri.

Poi, imbeccato dalla Santanche', il Cavaliere ripesca uno dei suoi cavalli di battaglia: l'illegalita'. "Occorre fermare le ruspe a Napoli per abbattere gli edifici abusivi", dichiarera' in TV. Se l'intento era di dare una lisciata all'elettorato napoletano, l'esito e' stato di prendere a calci quello leghista.


Illegalita', liguaggio violento e razzistico contro le persone. Ecco i temi della comunicazione politica di Berlusconi.  E' evidente, visti i risultati, visto il tracollo di preferenze per Berlusconi, che di tutto questo i cittadini devono essersene ricordati al momento del voto a Milano.

domenica 15 maggio 2011

Il nuovo razzismo ideologico del berlusconismo






Il berlusconismo ha ormai diffuso fra i suoi seguaci un nuovo tipo di razzismo ideologico. Un razzismo che si alimenta di tanti pregiudizi popolari. Un razzismo che sfrutta l'anticomunismo per creare una nuova sottocategoria umana: quelli di sinistra, i comunisti.

Certo per gli italiani l'anticomunismo e' un sempreverde. Nel dopoguerra, la minaccia sovietica sicuramente giustificava questo sentimento. Gli italiani avevano ragione da vendere nel respingere e odiare la Russia dei Soviet, di Lenin e di Stalin. Il comunismo significava nazionalizzazione delle attivita' produttive, esproprio, abbattimento della democrazia e instaurazione della dittatura proletaria. L'anticomunismo, giustamente, reagiva e combatteva tutto questo.

Ma chi oggi non si opporrebbe a quel comunismo? La realta' e' che noi italiani siamo tutti anticomunisti oggi. Il paradosso e' che mentre i comunisti duri e puri sono cosa del passato, l'anticomunismo rimane cosa del presente, in Italia. Cosi' lui, il Cavaliere, l'amico di Putin e di Lucashenko (due ex comunisti non da poco) ha creato un nemico ideologico del tutto antistorico: la sinistra in senso astratto, i comunisti in senso concreto.

E' dalla sua discesa in campo nel 1994 che Berlusconi usa un linguaggio potenzialmente razzista.  Gia' nei suoi spot d'esordio ammmoniva gli italiani contro il pericolo rosso. Si appellava alla sua Italia, l'Italia che lavora. La contrapponeva all'Italia che non lavora, l'Italia degli oziosi e dei parassiti, l'Italia della sinistra. Il messaggio era chiaro: i comunisti sono quelli che non lavorano, sono i parassiti sociali nel corpo sano dei lavoratori italiani.


Adesso, alla vigilia delle amministrative di maggio a Crotone il premier getta benzina sul fuoco. Invita la folla a votare a destra "perche' a sinistra si lavano poco", perche' "i leader di sinistra sono sempre incazzati". Invece, nelle politiche del 2006 il Silvio nazionale aveva dichiarato che "chi vota a sinistra e' un coglione". Oppure che Forza Italia era il partito dell'amore che ovviamente si difendeva dal partito dell'odio. E di nuovo nell'ottobre del 2008, ispirato dallo Sgarbi furioso, il nostro premier defini' la Bindi "piu' bella che intelligente". E le donne di sinistra come certamente piu' brutte di quelle di destra.

L'impianto razzistico di questo modo di parlare si fonda sul principio di superiorita'. Per Berlusconi la destra e' migliore perche' e' superiore alla sinistra che non lavora e che vuole il male. In questo linguaggio manca qualsiasi riferimento a contenuti politici. Il consenso e' ricercato attaccando le persone. In particolare quelle di sinistra, che non vanno a votate perche' sono parte di quell'Italia che non lavora, che vive sulle spalle di quella che lavora. La sinistra e chi vota a sinistra diventano il male, l'odio.   

Berlusconi demonizza l'avversario, lo vede solo come una cosa inferiore. La storia e' piena di esecrabili esempi di leader di destra che hanno marchiato i loro nemici con epiteti ingiuriosi. Cosi', gli ebrei per una certa odiosa cultura sono stati quelli sporchi, quelli che non si lavavano, quelli brutti. La destra di Berlusconi attinge proprio ai pozzi di quella cultura politica avvelenando il terreno politico d'Italia con un nuovo razzismo ideologico.